PAGLIACCI

Atto Primo

La scena rappresenta un bivio di strada in compagna, all'entrata di un villagio. La destra occupata obliquamente da un teatro di fiera. All'alzarsi della tela si sen ono squilli di tromba stonata alternantisi con dei colpi di cassa, ed insieme risa e, grida allegre, fischi di monelli e vociare che vanno appressandosi.

Attirati dal suono e dal frastuono i contadini di ambo i sessi, in abito da festa, accorrono a frotte dal viale, mentre Tonio il gobbo, va a guardare verso la strada a sinistra, poi, annoiato dalla folla che arriva, si sdraia, dinanzi al teatro.

Son tre ore dopo mezzogiorno; il sole di agosto splende cocente.

SCENA I

Ragazzi
Eh!

Coro di contadini e contadine
(arrivando a poco a poco):
Son qua! Ritornano...
Pagliaccio è là!
Tutti lo seguono,
grandi e ragazzi,
ai motti, ai lazzi
applaude ognun.
Ed egli serio
saluta e passa
e torna a battere sulla
gran cassa.

Ragazzi (di dentro)
Ehi, sferza l'asino, bravo Arlecchino!

Contadini e Contadine
In aria gittano [2] i cappelli!

Canio (di dentro)
Itene al diavolo!

Peppe (di dentro)
To! To! birichino!

Contadini, Contadine e Ragazzi
I lor cappelli diggià.
fra strida e sibili diggià.

(Un gruppo di monelli entra, correndo, in iscena dalla sinistra.)

La Folla
Ecco il carreto...
Indietro... Arrivano...
Che diavolerio! Dio benedetto!

(Arriva una pittoresca carretta dipinta a vari colori e tirata da un asino che Peppe, in abito da Arlecchino, guida a mano camminando, mentre collo scudiscio allontana i ragazzi. Sulla carretta sul davanti e sdraiata Nedda in un costume tra la zingara e l'acrobata. Dietro ad essa è piazzata la gran cassa. Sul di dietro della carretta è Canio in piedi, in costume di Pagliaccio, tenendo nella destra una tromba e nella sinistra la mazza della gran cassa.)
(I contadini e le contadine attorniano festosamente la carretta.)

La Folla
Viva Pagliaccio, viva Pagliaccio,
Evviva! il principe se' dei pagliacci!
I guai discacci tu co'l lieto umore!
Ognun applaude a' motti, ai lazzi...
Ed ei, ei serio saluta e passa...
Viva! Viva Pagliaccio! etc.
Evviva Pagliaccio, t'applaude ognun!

Canio
Grazie!

La Folla
Evviva!

Canio
Grazie!

La Folla
Bravo!

Canio
Vorrei...

La Folla
E lo spettacolo? E lo spettacolo?

Canio
(picchiando forte e ripetutamente sulla cassa per dominar le voci)
Signori miei!

La Folla
(scostandosi e turandosi le orecchie)
Uh! ci assorda! Finiscila!

Canio
(affettando cortesia e togliendosi il berretto con un gesto comico)
Mi accordan di parlar?

La Folla (ridendo)
Ah! ah! ah! ah! ah! ah!
Con lui si dee [3a] cedere,
tacere ed ascoltar!

Canio
Un grande spettacolo a ventitré ore
prepara il vostr'umile e buon servitore!
(riverenza)
Vedrete le smanie del bravo Pagliaccio;
e com'ei si vendica e tende un bel laccio...
Vedrete di Tonio tremar la carcassa,
e quale matassa d'intrighi ordirà.
Venite, onorateci signori e signore.
A ventitré ore! A ventitré ore! [4]

La Folla
Verremo, e tu serbaci
il tuo buon umore.
A ventitré ore!

Canio
A ventitré ore!

La Folla
A ventitré ore!
Verremo!

(Tonio si avanza per aiutar Nedda a discendere dal carretto, ma Canio, che è già saltato giù, gli dà un ceffone dicendo.)

Canio
Via di lì!
(Poi prende fra le braccia Nedda e la depone a terra.)

La Folla
Ah! ah! ah! etc.

Contadine (ridendo, a Tonio)
Prendi questo, bel galante!

Ragazzi (fischiando)
Con salute!

(Tonio mostra il pugno ai monelli che scappano, poi si allontana brontolando e scompare sotto la tenda a destra del teatro.)

Tonio (a parte)
La pagherai! brigante!

(Intanto Peppe conduce l'asino col carretto dietro al teatro.)

Un Contadino (a Canio)
Di', con noi vuoi bevere
un buon bicchiere sulla crocevia?
Di', vuoi tu?

Canio
Con piacere.

Peppe
(ricompare di dietro al teatro; getta la frusta, che ha ancora in mano, dinanzi alla scena e dice)
Aspettatemi...
Anch'io ci sto!
(Poi entra dall'altro lato del teatro per cambian costume.)

Canio (gridando verso il fondo)
Di', Tonio, vieni via?

Tonio (di dentro)
Io netto il somarello.
Precedetemi.

Un altro Contadino (ridendo)
Bada, Pagliaccio,
ci solo vuol restare
per far la corte a Nedda!

Canio (ghignando, ma con cipiglio)
Eh! Eh! Vi pare?

Un tal gioco, credetemi,
è meglio non giocarlo con me, miei cari;
e a Tonio... e un poco a tutti or parlo!
Il teatro e la vita non son la stessa cosa;
no... non son la stessa cosa!!...

E se lassù Pagliaccio
sorprende la sua sposa
col bel galante in camera,
fa un comico sermone,
Poi si calma
od arrendesi ai colpi di bastone!...
Ed il pubblico applaude, ridendo allegramente!

Ma se Nedda sul serio sorprendessi...
altramente finirebbe la storia,
com'è ver che vi parlo!...
Un tal gioco, credetemi,...
è meglio non giocarlo!

Nedda (a parte)
Confusa io son!

Contadini
Sul serio pigli dunque la cosa?

Canio (un po' commosso)
Io!?... Vi pare!! Scusatemi!...
Adoro la mia sposa!
(Va a baciar Nedda in fronte.)

(Un suono di cornamusa si fa sentire all'interno; tutti si precipitano verso la sinistra, guardando fra le quinte.)

Monelli (gridando)
I zampognari!

Contadini e Contadine
I zampognari!
Verso la chiesa vanno i compari.
(Le campane suonano a vespero da lontano.)
Essi accompagnano la comitiva
che a coppie al vespero sen va giuliva.
Le campane... Ah! Andiam.
La campana ci appella al Signore!

Canio
Ma poi... ricordatevi!
A ventitré ore!

(I zampograni arrivano dalla sinistra in abito da festa con nastri dai colori vivaci e fiori ai cappelli acuminati. Li seguono una frotta di contadini e contadine ach'essi parati a festa. Il coro, che è sulla scena, scambia con questi saluti e sorrisi, poi tutti si dispongono a coppie ed a gruppi, si uniscono alla comitiva e si allontanano, cantando, pel viale del fondo, dietro al teatro.)

Contadini e Contadine
Andiam! Andiam! etc.
Don, din don, din don, etc.
Din don, suona vespero,
ragazze e garzon, din don!
A coppie al tempio ci affrettiam!
Din don, diggià i culmini
il sol vuol baciar.
Le mamme ci adocchiano,
attenti, compar!
Din don, tutto irradiasi
di luce e d'amor!
Ma i vecchi sorvegliano
gli arditi amador!
Din don, suona vespero,
ragazze e garzon, din don, etc.

(Durante il coro, Canio entra dietro al teatro e va a lasciar la sua giubba da Pagliaccio, poi ritorna, e dopo aver fatto, sorridendo, un cenno d'addio a Nedda, parte con Peppe e cinque o sei contadini per la sinistra.)
(Nedda resta sola.)

SCENA II

Nedda (pensierosa)
Qual fiamma avea nel guardo!
Gli occhi abbassai per tema ch'ei leggesse
il mio pensier segreto!
Oh! s'ei mi sorprendesse...
bruttale come egli è!
Ma basti, orvia.
Son questi sogni paurosi e fole!
O che bel sole di mezz'agosto!
Io son piena di vita,
e, tutta illanguidita per arcano desìo,
non so che bramo!

(guardando in cielo)
Oh! che volo d'augelli,
e quante strida!
Che chiedon? dove van? chissà!
La mamma mia, che la buona ventura annunziava,
comprendeva il lor canto
e a me bambina così cantava:
Hui! Hui!

Stridono lassù, liberamente
lanciati a vol, a vol come frecce, gli augel.
Disfidano le nubi e'l sol cocente,
e vanno, e vanno per le vie del ciel.
Lasciateli vagar per l'atmosfera,
questi assetati d'azzurro e di splendor:
seguono anch'essi un sogno, una chimera,
e vanno, e vanno fra le nubi d'or!
Che incalzi il vento e latri la tempesta,
con l'ali aperte san tutto sfidar;
la pioggia i lampi, nulla mai li arresta,
e vanno, e vanno sugli abissi e i mar.
Vanno laggiù verso un paese strano
che sognan forse e che cercano in van.
Ma i boèmi del ciel, seguon l'arcano poter
che li sospinge... e van! e van! e van! e van!

(Tonio durante la canzone sarà uscito di dietro al teatro e sarà ito ad appoggiarsi all'albero, ascoltando beato.)
(Nedda, finito il canto, fa per rientrare e lo scorge.)

Nedda
Sei là? credea che te ne fossi andato!

Tonio (ridiscendendo, con dolcezza)
È colpa del tuo canto.
Affascinato io mi beava!

Nedda (ridendo con scherno)
Ah! ah! Quanta poesia!...

Tonio
Non rider, Nedda!

Nedda
Va, va all'osteria!

Tonio
So ben che difforme, contorto son io;
che desto soltanto lo scherno e l'orror.
Eppure ha'l pensiero un sogno, un desio,
e un palpito il cor!
Allor che sdegnosa mi passi d'accanto,
non sai tu che pianto mi spreme il dolor!
Perché, mio malgrado, subito ho l'incanto,
m'ha vinto l'amor! m'ha vinto l'amor!
(appressandosi)
Oh! lasciami, lasciami or dirti...

Nedda (interrompendolo e beffeggiandolo)
che m'ami? Ah! ah! ah!
Hai tempo a ridirmelo stasera, se brami!

Tonio
Nedda!

Nedda
Stasera!
Facendo le smorfie colà,
colà, sulla scena!

Tonio
Non rider, Nedda!

Nedda
Hai tempo
/Facendo le smorfie colà! Ah! ah! ah! ah!
|Tonio
|Non sai tu che pianto
\mi spreme il dolore!

Tonio
Non rider, no! Non rider!
/Subito ho l'incanto, m'ha vinto l'amor!
|Nedda
\Per ora tal pena... ah! ah!

Tonio
|Nedda!

Nedda
Ah! ah!

Tonio
Nedda!

Nedda
Tal pena ti puoi risparmiar! Ah! ah!

Tonio (delirante con impeto)
No, è qui che voglio dirtelo,
e tu m'ascolterai,
che t'amo e ti desidero,
e che tu mia sarai!

Nedda (seria ed insolente)
Eh! dite, mastro Tonio!
La schiena oggi vi prude,
o una tirata d'orecchi
è necessaria al vostro ardor?!

Tonio
Ti beffi?! Sciagurata!
Per la croce di Dio!
Bada che puoi pagarla cara!!

Nedda
Minacci? Vuoi che vada a chiamar Canio?

Tonio (muovendo verso di lei)
Non prima ch'io ti baci!

Nedda (retrocedendo)
Bada!

Tonio
(S'avanza ancora aprendo le braccia per ghermirla.)
Oh, tosto sarai mia!

Nedda
(Sale retrocedendo verso il teatrino, vede la frusta lasciata da Peppe, l'afferra e dà un colpo in faccia a Tonio, dicendo.)
Miserabile!

Tonio
(Dà un urlo e retrocede.)
Per la Vergin pia di mezz'agosto, Nedda,
giuro... me la pagherai!

(Esce minacciando dalla sinistra.)

Nedda (immobile guardandolo allontanarsi)
Aspide! Va!
Ti sei svelato ormai...
Tonio lo scemo!
Hai l'animo
siccome il corpo tuo diforme...
lurido!...

SCENA III

Silvio
(sporgendo la metà dei corpo arrampicandosi dal muretto a destra, e chiama a bassa voce)
Nedda!

Nedda (affrettandosi verso di lui)
Silvio! a quest'ora...
che imprudenza!

Silvio
(saltando allegramente e venendo verso di lui)
Ah bah!
Sapea ch'io non rischiavo nulla.
Canio e Peppe da lunge a la taverna,
a la taverna ho scorto!...
Ma prudente pe la macchia
a me nota qui ne venni.

Nedda
E ancora un poco
in Tonio t'imbattevi!

Silvio (ridendo)
Oh! Tonio il gobbo!

Nedda
Il gobbo è da temersi!
M'ama... Ora qui mel disse...
e nel bestial delirio suo,
baci chiedendo,
ardia correr su me!

Silvio
Per Dio!

Nedda
Ma con la frusta
del cane immondo
la foga calmai!

Silvio
E fra quest'ansie in eterno vivrai?!
Nedda! Nedda!
Decidi il mio destin,
Nedda! Nedda, rimani!
Tu il sai, la festa ha fin
e parte ognun domani.
Nedda! Nedda!
E quando tu di qui sarai partita,
che addiverrà di me...
della mia vita?!

Nedda (commossa)
Silvio!

Silvio
Nedda, Nedda, rispondimi:
s'è ver che Canio non amasti mai,
S'è ver che t'è in odio
il ramingar e'l mestier che tu fai,
se l'immenso amor tuo
una fola non è
questa notte partiam!
fuggi, fuggi con me!

Nedda
Non mi tentar!
Vuoi tu perder la vita mia?
Taci Silvio, non più...
È deliro, è follìa!
Io mi confido a te,
a te cui diedi il cor!
Non abusar di me,
del mio febbrile amor!
Non mi tentar! Non mi tentar!
Pietà di me! Non mi tentar, non mi tentar!

Non mi tentar!
E poi... Chissà!... meglio è partir.
Sta il destin contro noi,
è vano il nostro dir!
Eppure dal mio cor
strapparti non poss'io,
vivrò sol de l'amor
ch'hai destato al cor mio!

Silvio
Ah! Nedda! fuggiam!

Nedda
Ah! Non mi tentar! etc.

Silvio
Nedda rimani!...
Che mai sarà per me
quando sarai partita?
Riman! Nedda! Fuggiam!
Deh vien! etc.

(Tonio appare dal fondo a sinistra.)

Silvio
No, più non m'ami!

Tonio (scorgendoli, a parte)
Ah! T'ascolta, sgualdrina!

(Fugge dal sentiero minacciando.)

Nedda
Che!

Silvio
Più non m'ami!

Nedda
Sì, t'amo! t'amo!

Silvio
E parti domattina?
(amorosamente, cercando ammaliarla)
E allor perché, di', tu m'hai stregato
se vuoi lasciarmi senza pietà?!
Quel bacio tuo perché me l'hai dato
fra spasmi ardenti di voluttà?!
Se tu scordasti l'ore fugaci,
io non lo posso, e voglio ancor,
que' spasmi ardenti, que' caldi baci,
che tanta febbre m'han messo in cor!

Nedda (vinta e smarrita)
Nulla scordai... sconvolta e turbata
m'ha questo amor che ne'l guardo ti villa!
Viver voglio a te avvinta, affascinata,
una vita d'amor calma e tranquilla!
A te mi dono; su me solo impera.
Ed io ti prendo e m'abbandono intera!

Tutto scordiam!
Negli occhi mi guarda!
Baciami, baciami!
Tutto scordiamo!

Silvio
Tutto scordiam!
Ti guardo, ti bacio!

(stringendola fra le braccia)
Verrai?

Nedda
Si... Baciami!
Si, mi guarda e mi bacia!
T'amo, t'amo.

Silvio
Si, ti guardo e ti bacio!
T'amo, t'amo.

SCENA IV

(Mentre Silvio e Nedda s'avviano parlando verso il muricciuolo, arrivano, camminando furtivamente dalla scorciatoia, Canio e Tonio.)

Tonio (ritenendo Canio)
Cammina adagio e li sorprenderai!

(Canio s'avanza cautamente sempre ritenuto da Tonio, non potendo vedere, dal punto ove si trova, Silvio che scavalca il muricciuolo.)

Silvio
(che ha già la metà del corpo dall'altro lato ritenendosi al muro)
Ad alta notte laggiù mi terrò.
Cauta discendi e mi ritroverai.

(Silvio scompare e Canio si appressa all'angolo del teatro)

Nedda
(a Silvio che sarà scomparso di sotto)
A stanotte e per sempre tua sarò.

Canio
(che dal punto ove si trova ode queste parole, dà un urlo)
Ah!

Nedda
(si volge spaventata e grida verso il muro)
Fuggi!

(D'un balzo Canio arriva anch'esso al muro; Nedda gli si para dinante, ma dopo breve lotta egli la spinge da un canto, scavalca il muro e scompare.)
(Tonio resta a sinistra guardando Nedda, che come inchiodata presso il muro cerca sentire se si ode rumore di lotta mormorando.)

Nedda
Aitalo, Signor!

Canio (di dentro)
Vile! t'ascondi!

Tonio (ridendo cinicamente)
Ah! ah! ah!

Nedda
(al riso di Tonio si è voltata e dice con disprezzo fissandolo)
Bravo! Bravo il mio Tonio!

Tonio
Fo quel che posso!

Nedda
È quello che pensavo!

Tonio
Ma di far assai meglio no dispero!

Nedda
Mi fai schifo e ribrezzo!

Tonio
Oh non sai come lieto ne son!

(Canio, intanta scavalca di nuovo il muro e ritorna in scena pallido, asciugando il sudore con un fazzoletto di colore oscuro.)

Canio (con rabbia concentrata)
Derisione e scherno!
Nulla! Ei ben lo conosce quel sentier.
Fa lo stesso; poiché del drudo il nome or mi dirai.

Nedda (volgendosi turbata)
Chi?

Canio (furente)
Tu, pel padre eterno!...
(cavando dalla cinta lo stiletto)
E se in questo momento
qui scannata non t'ho già
gli è perché pria di lordarla
nel tuo fetido sangue,
o svergognata, codesta lama,
io vo' il suo nome!... Parla!!

Nedda
Vano è l'insulto.
È muto il labbro mio.

Canio (urlando)
Il nome, il nome,
non tardare, o donna!

Nedda
No! No, nol dirò giammai!

Canio
(slanciandosi furente col pugnale alzato)
Per la madonna!

(Peppe, che sarà entrato dalla sinistra, sulla risposta di Nedda corre a Canio e gli strappa il pugnale che getta via tra gli alberi.)

Peppe
Padron! che fate! Per l'amor di Dio!
La gente esce di chiesa
e a lo spettacolo qui muove!...
Andiamo... via, calmatevi!...

Canio (dibattendosi)
Lasciami Peppe!
Il nome! Il nome!

Peppe
Tonio, vieni a tenerlo!

Canio
Il nome!

Peppe
Andiamo, arriva il pubblico!

(Tonio prende Canio per la mano mentre Peppe si volge a Nedda.)

Peppe
Vi spiegherete!
E voi di lì tiratevi
Andatevi a vestir...
Sapete... Canio è violento, ma buon!
(Spinge Nedda sotto la tenda e scompare con essa.)

Canio (stringendo il capo fra le mani)
Infamia! Infamia!

Tonio
(piano a Canio, spingendolo sul davanti della scena)
Calmatevi padrone...
È meglio fingere; il ganzo tornerà.
Di me fidatevi!

(Canio ha un gesto disperato, ma Tonio spingendolo col gomito prosegue piano.)

Tonio
Io la sorveglio. Ora facciam la recita.
Chissà ch'egli non venga a lo spettacolo
e si tradisca!
Or via. Bisogna fingere per riuscir!

Peppe (uscendo dalle scene)
Andiamo, via, vestitevi padrone.
E tu batti la cassa, Tonio!

(Tonio va di dietro al e teatro Peppe anch'esso ritorna all'interno, mentre Canio accasciato si avvia lentamente verso la cortina.)

Canio
Recitar! Mentre presso dal delirio
non so più quel che dico e quel che faccio!
Eppur è d'uopo... sforzati!
Bah! sei tu forse un uom?
Tu se' Pagliaccio!

Vesti la giubba e la faccia infarina.
La gente paga e rider vuole qua.
E se Arlecchin t'invola Colombina,
ridi, Pagliaccio... e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e'l dolor...
Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore in franto!
Ridi del duol t'avvelena il cor!

(Entra commosso sotto la tenda, mentre la tela cade lentamente.)

Fine dell'atto primo.


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March 13, 1999