GIOVANNI GALLURESE

Atto Terzo

La stessa località come nel primo atto.

Si alza la tela.

(Maria, di ritorno dalla sagra, spunta sul sentiero sinistro: essa ha l'arla stanca, disfatta, e procede faticosamente, tenendosi al collo del padre.)

Maria
Babbo, sono sfinita, e manco,

Nuvis
Figlia, sostienti ancor, siam giunti.
(discendono lentamente)

Maria
Or la casetta, senza il mio amor, me derelitta, sola rieder vedrà!
Ahimè, senza di lui io più non vivo!

Nuvis
Il terribil mister ecco svelato!
A noi egli mentìa con maligno pensier!

Maria
Ah, padre, io l'amo ancora!
Secreta, pia, ostinata una voce a lui mi chiama,
e pien di fede al cor secura dice:
Menzognera è la fama,
adora l'idol tuo, buono e infelice!

(Nuvis e Maria s'avviano verso il giardino)

Maria
(giunta in giardino esclama con voce piena d'angoscia:)
Care viole, sola or mi vedete,
ma s'ei non torna più, su me piangete!
(entra in casa col padre)

(I compagni di Giovanni scendono dal sentiero sinistro tirando con quattro capi di corde Rivegas.)

I Compagni
Ah ah ah! Ah ah ah!
(beffeggiando Rivegas con risate a frizzi d'ironia)
Evviva il Cid! Ah ah ah!
(ironicamente)
Il corraggioso Cid! Il bellicoso Cid!
Il valoroso Cid! Il borioso Cid! (ridendo) Ah ah ah!
Il vanitoso Cid! Il pauroso Cid!
Il perituro Cid! Il morituro Cid!
(lo fanno sedere sopra un masso e continuano in tono canzonatorio)
Catalan di vera razza, uom di spada e di corazza

Bastiano
(discendendo il sentiero sinistro li interrompe giocondamente)
Corse il regno di Leon ...
(dietro di lui scende Giovanni che, triste e meditabondo, va a sedersi su di un masso)
... dopo quello di Valenza,
(goffamente) finchè il povero beon si ridusse in penitenza!

Rivegas (esasperato)
Per Nostra Donna, queste maledette attoscate saette,
perchè non m'avventate, o anime dannate, a piede libero!

I Compagni
(ridendo smoderatamente)
Ah ah ah! Il bilioso Cid! L'impetuoso Cid!

Bastiano (con comica gravità)
Il grande eroe di Murcia e Catalogna
andrà ne l'orto ad ingrassare i cavoli, preziosa carogna!
(Nuvis esce in giardino, e, sorpreso a questa vista, chiama Maria, la quale, da lontano assiste allo svolgersi della scena)

I Compagni (con compunzione)
Poveri cavoli, ce li avvelena!
Piuttosto al vortice diamolo in cena!
(ridendo) Ah ah ah!

Rivegas
(dimenandosi al colmo del furore)
Quest'è ribalderia! Siete briganti vigliacchi, tracotanti!
Ma per l'anima mia, datemi quella spada
che battè tanti mori e cristiani
che seminò di morti la mia strada,
e di voi farò strage, empì villani!

I Compagni (sghignazzando smoderatamente)
Ah ah ah! ah ah ah!

Giovanni (balzando in piedi fremente)
Basta così, spagnuol millantator!
il tuo livido volto si sfigura di mortale terror,
e da l'atra tua bocca, cloaca di menzogne,
di sozzura, ancor tosco trabocca!

Rivegas
È violenza.

Giovanni
È diritto dell'esercito mio!

Rivegas
Esercito a cui manca rege, vessillo e Dio.

Giovanni
La libertà ci guida, grande, sublime idea,
contro questa che ci angue, orda malvagia e rea!

Rivegas
Verrà la vostra fine

Giovanni
Ma tu non la godrai

Rivegas
Un suddito del re tu uccidere oserai!

Giovanni
Lo dobbiamo.

Rivegas
Un vassallo fedel del tuo padron?

Giovanni
Padron non ho, son rege quassù;
come un baron son potente e temuto!

Rivegas
E con qual legge?

Giovanni
E qual legge è la vostra? qual dritto vi protegge?
Quest'esosa tiranna d'oltremar
miseria, disonore, schiavitù, diede a la terra nostra!
Idra vorace che il sanguinante, insaziato artiglio
ne le già spente viscere ognor sangue avidamente cerca,
e il pan strappato al povero, al morente,
orgie nefande e pomposi banchetti orna, arrichisce!

(Intanto un desolante spettacolo si offre alla vista. Una arovana di famiglie logudoresi abbandona il natìo focolare, divenuto mira alle persecuzioni, alle spogliazioni, alle vendette, e passano di là per emigrare in altre terre dell'isola. È composta di madri grame tenentisi stretti al petto i pargoletti seminudi, squallidi, di giovanette lacere portanti dei fagotti sulle spalle, di giovani carichi delle più pesanti masserizie e di vecchi trascinanti faticosamente il peso degli anni e il cumulo delle dolorose memorie. Miseri avanzi di disperse popolazioni!)

Giovanni
(commosso a quello spettacolo, additando a Rivegas quelle miserie, prorompe con violenza)
Vedi che strazio? vedi la misera nostra gente che si sperde, si dissolve nel nulla?
(dolcemente agli emigranti)
Ove n'andate?

Le Donne [coro]
Cercando altre miserie, altri dolori!

Giovanni
E chi vi spinge?

Le Donne
Ahimè, la cieca fame! l'ire caine! gli odî! le vendette!

I Giovnni [coro]
Gl'incendî! i prepotenti signorotti! le iberiche violenze!

I Vecchi [coro]
E questa terra intristta, ed il suolo inaridito,
che han l'ironico ghigno de la morte!

Le Donne
(con accento di vero schianto)
Ah, quante sere n'è compagno al sonnno tormentoso digiuno!

(Giovanni porge loro la sua borsa, ed esse esclamano giulive:)
Coro
O cuor benefico, la Vergin beata de l'Assunta ti renda ognor felice.
Benedetto tu sia, sol generoso che ci siani lo squallido cammin!
Addio!
(s'allontanano lentamente)

Nuvis
(va loro incontro a metà del sentiero; Maria rimane in giardino)
Venite al mio mulin, vi dò provvista.

(Egli precede e gli emigranti lo seguono premurosamente, levando le braccia al cielo ed esclamando:)
Coro
SIan benedetti i buoni! benedetti!

Giovanni (mestamente)
E mai una speranza che a questa terra ignava,
si muti un dì la tragica sembianza di moribonda schiava!
(irruente a Rivegas)
Ecco la vostra legge! ecco la legge che mi dannò a l'esilio!
Ma dai monti, ove di libertà la face accendo,
non più vile, nè servo fra catene,
lancio il grido de la lotta, per voi suono di morte!

I Compagni
La libertà, il sogno inebbriante de la vita,
vince, grandeggia, e all'immite stranier
dà guerra e morte!

Giovanni (ai suoi uomini)
Compagni, orsù, la pena!

I Compagni
La sua testa mandiamo in dono al prence di Piombino!

Giovanni
(estrae il pugnale e si avanza verso Rivegas: i compagni, credendo ceh egli voglia far giustizia colle sue mani, si scostano deferenti. Maria, colta dal medesimo pensiero, si volge raccapricciata. Rivegas, ghermito bruscamente pei legami, vede giunta l'ultima sua ora e guarda allibito di terrore.)
Ebbene, no, compagni, se m'amate ...
La sua grazia vi chiedo.

(mormorio di disapprovazione)

Giovanni
Vo' che inerme ritorni ove l'aspettan vincitor!
(Giovanni taglia le corde al prigioniero)
(a Rivegas) Va, ribaldo, e racconta ai tuoi padron
quanto caro vi costi il metter mano sul sacro fuoco ch'arde in questi monti.
E digli che Giovanni Gallurese uccide ne la lotta, uccide e piange!
(spingendolo on disprezzo)
Miserabile, va! tu tremi ancor, mendace distruttor
(col massimo disprezzo) di bianchi e mori!

(Rivegas, quasi incredulo della sua buona sorte, sospettoso, sale a ritroso il sentiero, fissando torvamente i suoi nemici. Giunto all'estremità emette un gran sospiro, fa un atto di minaccia e scompare.)

I Compagni (tristamente)
La vipera sen va! Giovanni, tanta pietà forse preludia a infausti giorni!

Giovanni (con aria stanca)
Il mio destin si compia, e quale ei sia,
qui, sui monti, l'attendo! Mi lasciate

(I compagni, tentennando mestamente il capo, si allontanano per il sentieruolo di sinistra. I monti dell'Anglona s'imporporano dell'ultima luce del tramonto. A poco a poco l'aere s'imbruna, e la luce sorge sul terso, limpido azzurro.)

(Maria che era rientrata in casa dopo la liberazione di Rivegas, apre quasi furtivamente la porta e riappare, mentre Giovanni in preda a crescente emozione pensa alla sua amata.)

Giovanni
(dopo alcuni istanti di riflessione)
O l'amore, o la morte ultimo instante!
(e si volge per correre da Maria; ma questa, commossa, accesa in volto, gli va incontro tendendogli le braccia)

Maria
O luce! O gloria! forza e soavità
nume de la vittoria! angelo di bontà!

Giovanni
Ah, scende in cor, siccome un balsamo al mio dolor,
scende come una musica il tuo parlar!
Or quest'esilio, che tante lacrime diede al mio ciglio,
qual paradiso, qual paradiso mi fai amar!

Maria
O generoso e fiero sardo vendicator,
al nobil tuo pensiero fido sarà'l mio cor!

Giovanni
Ah! Maria, vuoi legarti al mio destin?

Maria
Qual fida sposa!

Giovanni
Seguire il periglioso mio cammin?

Maria (con accento)
Ardimentosa!

Giovanni
Allor più queta plaga ti voglio preparar,
col padre tuo stanotte raggiungeremo il mar.

Maria (sorpresa e con rammarico)
Fuggir? abbandonar quest'ampio azzurro?

Giovanni
I perigli fuggiamo e i tristi eventi!

Maria
Non più del rivo il querulo susurro?

Giovanni
De le lotte fuggiam l'ansie, i tormenti!

Maria
Abbandonare i fior, la mia casetta
ove lieta passai la giovinezza?

Giovanni
Un giardin di viole pur t'aspetta,
e poi t'aspetta una novella ebbrezza!

La Carovana [coro] (internamente)
Addio.

Maria (come sognando)
Fuggiamo in lontani orizzonti,
in plaghe romite, fra monti,
viventi di speme!

Giovanni
La nave ci attende sul lido,
fuggiamo in un placido nido,
viventi di fede!

Maria
Guidati da la luna,
che splende sul sereno firmamento

Giovanni
Com'ombre volerem per l'aria bruna,
assorti in amoroso rapimento!

Maria
Addio, terra natal!

Giovanni
Addio, terra fatal!

Entrambi
Esuli andremo, esuli erranti, ebrifestanti!

Maria
(al padre, prendendo Giovanni per mano)
Or, come il sole, ei viene trionfante, il caro sposo
Con te stanotte giungeremo al mar! Si...

Entrambi
Fuggiamo i perigli, le lotte ed i tormenti!
splende la luna in ciel! splende la luna in ciel!
pieni di fede! piena di speme e ognor felici amanti
fuggiamo i perigli, le lotte ed i tormenti
splende la luna in ciel!

(Il perfido Rivegas, che dall'estremità del sentiero di sinistra con un archibugio in mano aveva spiato le mosse di Giovanni col volto raggiante di gioia truce, scende rapidamento fino a metà del sentiero, ghigna, spiana l'archibugio e fa partire il colpo che tronca quel sogno di felicità.)

Giovanni
(colpito mortalmente, spalanca gli occhi su Rivegas ed urla:)
Ah! codardo!

Maria (sorreggendolo)
Giovanni!

Nuvis (riconoscendo Rivegas)
Sciagurato!

Giovanni
(e fa qualche passo barcollando)
Maria...
(si lascia cadere su di un masso col volto contratto da grande ansietà)

Maria
Mio amore...
(fuor di sè, s'inginocchia davanti a lui)

Rivegas
(gettando l'archibugio si precipita sulla spianata, gli occhi fissi su Maria)
Or non mi sfuggirai!

(la fanciulla getta un grido e si stringe a Giovanni)

Giovanni
Ah... prendi... forte...
(perplesso, ansimante porge il corno a Maria)

(Maria con tutta la forza dei suoi polmoni soffia una, due, tre volte)

Nuvis
(Il vecchio, con impeto giovanile, si para davanti a Riegas per contendergli il passo)
No! vile! assassino!

Rivegas
(travando un'inaspettata resistenza)
Vecchio cane!

Nuvis (afferandolo alla gola)
Ti strozzo!

Rivegas
(sentendosi soffocare, con un urto violento manda il vecchio ruzzoloni)
Va al diavolo!

Giovanni
(spasimando e tentando di alzarsi)
Oh Dio!

Rivegas
(gettandosi su Maria, la stringe poderosamente fra le braccia)
Ti tengo!

Maria (resistendo)
Tua non sarò!

Rivegas
Vedrai!

(la solleva fra le braccia e via per il sentiero di destra)
Maria
Aiuto!

Giovanni
(con uno strazio infinito)
Ahimè, perduta!

Nuvis (disperato)
Or chi la salva?

(Giovanni, che con un enorme sforzo di volontà è riuscito a mettersi in piedi, fa qualche passo vacillando, col pugnale in mano, come se volesse inseguire il rapitore, ma non può andare oltre. Intanto i suoi compagni accorrono gridando:)

I Compagni di Giovanni
Giovanni!

Giovanni
(con gli occhi quasi spenti)
Via, correte, la salvate...
(i compagni si slanciano di corsa)

Bastiano
Cielo! ferito?

Giovanni
(si abbandona sulle di lui braccia vacillando e stramazza al suolo.)
Morto! Rivegas...

Bastiano (scoppiando in lagrime)
Oh, il funesto presagio!

(si odono dei colpi)

Giovanni
(il volto illuminato di gioia)
Ah, l'hanno ucciso!

(Maria, stravolta scarmigliata, ritorna precipitosamente, ricevuta a metà del sentiero dalle braccia del padre. Subito si avvicina a Giovanni per assisterlo.)

Giovanni
Tutto fini!

Alta è la sera. La luna immota, candida, serenamente guarda la scena tragica, e sul niveo ammanto di blandula luce, che ampio si stende, un solco tetro, sinistro, rosseggia, un rivolo di snague. Sul tragico monte luci ed ombre s'intrecciano misteriose; il silenzio impera, e quella calma eterna, piena d'arcane malie, che si alterna nei vividi trionfi dell'aurora e nei cupi tenebrori della notte, quella calma che fa amare l'indefinito e commove al bene la creature terrestre, ogni cosa avvolge.

Ma la luce nivea, glandula, sorporende la nequizia della creatura: il genio della libertà procombe, la teda ardente si spegne. Non un gemito manda la terra, al grido straziante del caduto, sordo è l'infinito, muta è l'immensa quiete. Solo le tremule stelle pare che mandino, attraverso il pallente azzurro, un palpito di vita.

Giovanni (con voce rotta)
Giovanni Gallurese cade... ma a tradimento!
(con un debole gesto d'orgoglio)
Strazio invita, e strazio in morte!
Addio, Maria, addio mio amor, fuggevol vision!
Addio, rinnovellate mie speranze, foste una pena e un sogno!
Muoio, addio, terra infelice
(I compagni di Giovanni, ritornati, in un gruppo a parte guardano alla fine del loro amato capo....)
l'ultimo suo anelito, spira con me... la sarda... libertà!!!

(... si inginocchiano silenziosi.)

(Maria udite le ultime parole di Giovanni, è folle di dolore. Lo guarda, lo tocca, lo scuote, ed esterefatta retrocede: con un riso frenetico stramazza sul corpo dell'amato.)

Cala la tela.


Giovanni Gallurese: Index -- Synopsis -- Personaggi -- Atto I -- Atto II -- Atto III

Go back to libretto/texts index.


April 15, 1999