GIOVANNI GALLURESE

Atto Primo

Larga splanata in mezzo alle irte roccie ed ai dirupi dei monti del Tufudese. A sinistra si stacca un sentiero che passa per un rustico ponte sopra un impetuoso torrente, il sentiero che conduce a Nulvi e nell'alto della montagna. A destra la casa del vecchio mugnaio Nuvis, la quale sorge in mezzo ad un piccolo giardino fiorito. Presso la casa due sentieri conducono, l'uno ad Osilo, l'altro al mulino che si scorge in fonde sull'alto. Qua e là delle quercie secolari portendono al cielo le mille braccia, qua e là, disseminati, s'intravedono macchioni di lentisco, di fillirea e siepi di fichidindia; dai crepacci pendono erbe e piante selvatiche.

Si alza la tela.

È poco prima dell'alba, e la natura, fulgida, sorridente, vien destat dal rintocchi del mattutino che la campana di S Antonio alla punta manda intorno, pio richiamo ai fedeli. È una festosa armonia di colori, frammezzo alla quale s'insinua dolce, flebile, lamentevole la voce di un pastorello, come un'evocazione di sospiri e di lacrime.

Giovanni Gallurese apparisce sul sentiero sinistro seguito dai suoi uomini, i quali, dietro suo cenno, si ritirano per il sentieruolo. Giovanni rimane colle braccia conserte a contemplare lo spettacolo dell'aurora. Dal suo volto traspare una malinconia infinita e un grande scoraggiamento.

Voce di Ragazzo
Oh picciocchedda, oh beni! Ah!
Oh picciocchedda, oh beni! Ah!

Giovanni
Oh, con che calma eterna
il mattino a la sera qui s'alterna!
e come questa terra, terra del dolore,
e questi monti, sorridon ne le placide aurore,
sorridon ne le placide aurore e piangon nei tramonti!

Pur tal sorriso e pianto
de la natura son la poesia,
sono il più vago incanto!
Ma il mio sorriso è spasimo, è singulto,
il mio pianto è uno strazio d'agonia,
pace e amor per me, pace ed amor, ah!
per me pace ed amor sono tumulto!

Ah, vita miseranda ed errabonda,
vita angosciosa dei l'avventuriere:
flagellar su le rupi come l'onda,
lottar come le fiere, vegliar senza fidanza,
Ah, fuggir, celarmi,
il nome mio mentire, amar senza speranza,
sorrider con lo spasmo e col singulto,
piangere con lo strazio d'agonia, piangere!
Ah, la vita che val? meglio morir!!

(Risale per un tratto il sentiero di sinistra e si volta a contemplare la casetta di Maria.)

A te, o Maria, bella, gentile,
unica e santa vision del core,
a te che ignori il mio desìo febbrile,
il mio desìo d'amore,
mando l'ultimo vale, addio, addio, addio!
(s'inoltra e sparisce.)

(Rivegas, Josè e Tropéa si avanzano circospetti, e, dopo avere esaminata la casa del mugnaio scendono sulla spianata.)

Rivegas
Ella riposa ancora, ella s'alza col sole,
e ravvolta di luce, vaga tra le viole.

Ma pur da qui ti veggo, o vezzosa dormiente,
ti veggo, col delirio de l'esaltata mente,
sul virginal tuo letto in un sopor sereno,
nudo il rosato braccio, nudo l'eburneo seno;
dischiuse, sorridenti le labbra porporine,
e quasi mormoranti preci d'amor divine!
(passeggia smanioso; i suoi compagni che si erano inoltrati dietro la casetta, ritornano e con Rivegas confabulano agitatamente.)

(Si apre la porta della casetta. ... Rivegas dà uno sbalzo e fa nascondere i suoi uomini in un ingrottato a sinistra. ... Maria esce nel giardino.)

Rivegas
Eccola appar! o ardor dei sensi miei, o frenesia,
de la sognata voluttà costei già inebbria la fremente anima mia!
(si nasconde pure nell'ingrottato)

Maria (bella e tranquilla in mezzo ai fiori)
Sorge Aurora, la vergine fragrante di roridi profumi,
e il sposo, di luce trionfante, accende tutto intorno mille lumi.

(con entusiasmo)
O benedetto sole, unico amico che torni a visitar la mia casetta,
che allieti il mio giardino, qui ogni cosa al mattino ti sospira,
ti sospira e t'aspetta, o sfolgorante sol, ti benedico!

(al padre che si è affacciato sulla soglia)
Vieni, diletto mio,
vieni a mirar questa di terra e ciel nova esultanza,
e l'onde a respirar, l'onde di soavissima fragranza,
in seno a questa esultanza, l'onde a respirar,
l'onde di soavissima fragranza! Ah!

Vieni a bearti ne l'aura intiepidita, e al sole, al sole a riscaldarti,
a questo sol, a questo sol, ch'è per te la vita!

(Il padre la raggiunge ed entrambi s'incamminano alla volta del mulino.)

Rivegas (uscendo dal nascondiglio)
A me! piano! Josè, mi raccomando
(e tutti e tre, coprendosi il volto di nere maschere, corrono a pedinare la fanciulla)

Voce di Giovanni (lontana)
Sì, vo' morir,
(Il fiero profugo appare a sinistra sopra il fiume.)
questa vita vo' finir!
(Ma in questa si ode un grido.)

Maria (grido)
Ah!

Giovanni (porpreso, ponendosi in ascolto)
Un grido? qui? fra quest'ermi dirupi?

(Seguono dei rumori e delle esclamazioni. Giovanni guarda ansiosamente verso destra.)

Giovanni
Ma che avvien?

(Da destra, in fondo, appare Rivegas che trascina verso sinistra Maria imbavagliata, la quale con uno sforzo riesce a strapparsi il bavaglio per gridare al soccorso. Ma Rivegas la trascina e scompare. Tropéa, che immediatamente lo segue, si arresta nel centro in fondo ostacolando l'irrompere del Gallurese: nello stesso tempo che Josè, a destra in fondo, lottando col vecchio che cerca di trattenerlo, lo butta violentemente a terra.)

Giovanni (al riconoscere la fanciulla grida)
Maria

Maria (strappandosi il bavaglio)
Soccorso! (e sviene)

Giovanni
Ah, ladri di fanciulle!
(e col pugnale in mano si avventa contro Tropéa)

(Tropéa impreparato a quell'urto monta di balzo sulle rocce in fondo, ma il piè gli falla e precipita nella voragino gridando...)

Tropéa: Josè!

Giovanni: Giù galeotto!

(Josè appena liberato dal vecchio grida esterefatto...)

Josè
Tropéa!

Giovanni
Via quell'orpello!

Josè (quasi gridando)
Ah, sant'Ignazio! È il Gallurese! (e fugge verso sinistra)

Giovanni (a Josè)
Vi tengo ladri di Spagna! (li insegue)

(Il Gallurese ritorno reggendo Maria svenuta. ... Rimane fermo al centro in fondo guardando verso sinistra.)

Giovanni
Vince il volo del turbin, la paura!

(S'incammina traendo dolcemente Maria per adagiarla sul masso nel centro della scena a sinistra.)

Giovanni (ritorna presso Nuvis--svenuto)
Vecchio, ti leva....

Nuvis (sollevandosi)
Chi sei tu?...
Mia figlia, ov'è mia figlia?
(aiutato da Giovanni si mette stentatamente in piedi)

(fissandolo stranamente)
e tu sei di coloro? di quella banda?

Giovanni
Non temer, tua figlia, la tua diletta ... è salva!
(Lo sorregge conducendolo dalla figlia.)

Nuvis (giuvilante e sorpreso)
Salva? da chi?

Giovanni
Da me.

Nuvis (incredulo)
Tu a quell'uomo, tu l'hai strappata?
(vedendo che la figlia rinviene e si alza, esclama giubilante...)
Maria!

Maria
Padre adorato! (si abbracciano commossi)

Nuvis
Figlia, tu sei rinata, e questo prode, il miracolo oprò;
a lui sia lode che dall'ingorda man del Gallurese liberarti osò!

(Inorridita si copre il volto colle mani. Giovanni, a capo chino, ad ogni parola di lei, ha del brividi come se si sentisse straziare.)

Maria
Gesummaria, fu lui? quel disuman?!
Oh Dio, quell'uomo, mi fa terror!
il solo nome m'agghiaccia il cor!
Se ne vedessi l'irta figura, ah, babbo,
se ne vedessi l'irta figura, morrei da la paura!

Sono tre notti che l'ho sognato, fiero, terribile e armato!
Volea gridare, ma non potea, volea fuggire, ma rimanea!
Svenni, di vita quasi mancai ed ansimante mi risvegliai!

(con espansione)
Ah, datemi la man, mio salvatore,
vo' coprirla di baci ... (vedendolo scostar le mani)
ma si grata vi son ...
(graziosamente) Il nome vostro?

(Giovanni resta muto in preda a viva emozione)
E che? tacete?

Giovanni
Bôre mi chiamo.

Maria
La vostra dimora?

Giovanni
La mia dimora?
su pei monti il gregge errabondo conduco

Nuvis
Allor, qual figlio, vieni Bôre, al mio tetto.

Maria (con gioia)
Sì, o fratello.

(Maria, prendendo il braccio del padre, si avvia alla casetta facendo cenno a Bôre di seguirli. Questi ha un fremito di gioia e di dolore insieme, ma non si muove. Maria si ferma e con uno sguardo dolcissimo lo invita.)

Giovanni (agitatissimo)
Aspetta, un motto ancora, conosci il Gallurese?

Maria
No, chè in quell'ora malaugurata,
quando egli distese su me le orrende braccia,
una ignobile maschera gli ricopria la faccia.

Giovanni (interrompendola)
Basta! ne andate, a sera tornerò,
ma non temete, che nessun me vivo, più toccarvi oserà!

(S'incamminano e prima di entrare in casa, Maria si volta e gli dice sorridendo...)

Maria
Bôre, tornate.
(Entra in casa col padre.)

Giovanni (disperato e convulso)
O struggimento!! Or quale spina nova nel già piagato cor! qual dura prova!

(Fissando stranamento gli occhi nel vuoto, come se inseguisse una molesta visione, scatta fremendo)

Ah, ognor ti sogno, iberico baron,
l'onta atroce scagliar sul volto mio;
voi veggo, alti signor, d'irrision,
di scherno avvilirmi, ah, per Iddio!
E me furente veggo levar pronto il braccio punitor!
O infauso giorno! o triste mio tramonto!
o torbida aurora di dolor!! O strazio del mio core!
(siede affranto sopra un acigno)

(In questa si ode la voce di Maria cantare dolcement. Giovanni ascolta come rapito dalla voce di una sirena.)

Maria (internamente)
Profumi a voi non chiedo, tenui viole,
nè a te il possente ardor, fiammante sole;
non chiedo augelli a voi, me lòdeo canto,
per dire a lui ch'è bello, e l'amo tanto!

(Esce in giardino con un inaffiatoio e si china sui fiori amati.)

Siete gelose voi, care viole,
di questo ardore mio, che è più d'un sol?

(Si alza e scorgendo Giovanni, getta un piccolo grido mostrandosi confusa e vergognosa; poi timidetta lo raggiunge e gli dice...)
Voi qui ancor? più non partiste? e perchè, dite, sì triste?
(continua dolcemente)
Sapete, io son felice, che a voi,
sì, proprio a voi debbo la vita e il cor
me'l dice con una voce mai dapprima udita!

Giovanni (balzando in piedi)
Ah! in me ravvisi l'uom che a quella rupe,
i dì e le notti cupe iungamente sostava?
E ricordi il mio sguardo ebbro, tenace,
fissarti audace mentre sognava?
Io là trovavo tutti gl'incantesimi
di mia ardente chimera;
ma pur sentia gli spasimi ineffabili
de l'uomo che non spera

M'era gioia mirar l'amato viso,
di bellezza raggiante, qual fior tra i fiori,
e te, diva in un picciol paradiso,
ammirare vagante per i cheti lavori:
entrare, uscir de la casetta
e scendere soletta per il sentier.

Maria
Il tuo mesto guardar era un amplesso
dove lo spirto mio giacea raccolto;
era un linguaggio docile e sommesso
a cui...
(guardandolo amorosamente)
ben diedi ascolto!

Giovanni
O mio tesor, divinamente sveli d'amor la colcissima parola;
a mille ebbrezze assurge, a mille cieli l'anima estasiata se ne vola!
Ah! tu m'ami?

Maria
D'immenso amor!

Giovanni
Oh quanto mi fai beato!

Maria
È mistica catena, che a te m'avvince con fatale incanto!

Giovanni
(prendendole la testa fra le mani e fissandola negli occhi)
Ne l'occhio tuo nerissimo, profondo,
invravedo la vita e la mia sorte;
intravedo la speme, un vago mondo
e ridivengo forte!
(staccandosi da Maria)
E sol per te rivivo, o creatura,
per te la morte oblio, la mia tortura,
ed a lar meta arrivo inebbriato,
inebriato e in estasi!
(si abbracciano)

Maria (al padre)
Ne la cara dimorea, alfine, insieme al sol
verrà un più caro amico, verrà l'amor!
E più bella per noi sarà l'aurora,
e più olezzo daran le viole

Giovanni
E più bella sarà l'aurora.

Entrambi
O palpitante amor, ti benedico! Amore!

Maria (con slancio)
Vieni, amoroso protettor!

Giovanni
Sì, che a te vengo, o sconfinato ...

Entrambi
... amor!

(E [Maria] lentamente si avviano alla cassetta.)

Cala la tela.

Fine dell'Atto I


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April 12, 1999