Franklin
Rosemont. Joe Hill. L’ IWW e la creazione di una controcultura del
proletariato rivoluzionario. Chicago, Charles H. Kerr, 2003.
Loren Goldner
Il Joe Hill di Franklin Rosemont è un bel libro sotto diversi
aspetti. In questi giorni contrassegnati da una guerra senza fine in
Medio Oriente, dal duello Kerry-Bush, in cui negli USA gli uomini
politici sembrano ridursi a quelli di un partito di destra o di estrema
destra e il libro fa venirvoglia di correre fuori di casa e
organizzarsi. Sono restio a esaminarlo seriamente in modo critico. Il
libro è importante soprattutto per una nuova generazione di
attivisti che cerca un proprio ruolo tra le macerie ereditate dalla
“sinistra” formata ormai da burocrati: socialdemocratici, stalinisti,
terzomondisti, trotskisti e le loro ideologie stereotipate.
C’è qualcosa di sbalorditivo ed esilarante in un libro che, per
dare al lettore una minima idea della sua portata ( e Rosemont di
solito riesce a far sì che tutto appaia evidente senza alcuno
sforzo), narra contemporaneamente di Apollinaire, Artaud, Franz von
Baader, Basho, Blake, Bosch, Lester Bowie, Byron, Duerer, Victor Hugo,
Bob Kaufman, Philip Lamantia, Man Ray, Thelonious Monk, Gerard de
Nerval, Charlie Parker, Erik Satie, Shelley, Vico e Hoene Wronski. Con
fatica ed affetto vengono ricostruite le scarse tracce lasciate dalla
vita errabonda di Hill, forte il nesso con l’IWW e la cultura dei
politici radicali del ventesimo secolo.
L’ispirazione venne a Rosemont quando ebbe la fortuna scoprire l’ IWW
nel 1959 e dalla sua capacità di avvicinare un buon numero di
rappresentanti dei “bei tempi andati” che continuavano a riunirsi in
quel che rimaneva delle sedi dei Wobblies a Chicago e Seattle, in
particolare. Pertanto, prima di impostare qualsiasi critica, ritengo
necessario descrivere a grandi linee ciò che Rosemont ha fatto.
Egli fornisce un critico “riesame della letteratura” giungendo alla
conclusione che “debba ancora essere scritta una storia valida e
veramente completa dell’ IWW”. (Rosemont sottolinea come tale lavoro
sia reso oltremodo difficile dal crimine oltraggioso commesso dal
governo degli Stati Uniti nel 1917 quando sequestrò e distrusse
i documenti dell’IWW). Parla del rapporto vitale tra il IWW e Marx,
della presa di coscienza della classe proletaria e dei gruppi di studio
sul Capitale, come parte vitale della vita dell’associazione. A
differenza di gran parte della sinistra che sarebbe seguita “i Wobbli
studiarono e lessero veramente Marx”. La loro storia e la loro
importanza è strettamente connessa all’attività degli
editori Charles H. Kerr. Premesso che le successive avanguardie di
sinistra produssero soprattutto pubblicazioni “alcune delle quali
decisamente di alta qualità”, per gli operai le pubblicizioni
dell’IWW erano “ fatte da e per loro”. La maggior parte dei Wobbli,
secondo Rosemont, rifiutò l’etichetta di “sindacalista” e venne
considerata nello stesso tempo troppo marxista dalla maggior parte dei
sindacalisti e troppo anarchica da altre, successive, correnti
marxiste. Lo IWW era “veramente informale, molto aperto, ringiovanito
continuamente da nuove energie provenienti dalla base”. “L’IWW fu un
fenomeno unico nella storia del movimento operaio” grazie a “
l’importanza che dava alla spontanietà, alla poesia,
all’umorismo”. Conoscevano “troppo il lavoro per essere degli
“operaisti””. Rosemont ricorda anche gli spazi sociali creati nei
luoghi di riunione Wobbli sparsi per tutti gli USA.
Rosemont affronta il problema che “ i dati biografici su Hill sono
scoraggianti per la loro scarsità” sebbene” egli fosse
probabilmente il lavoratore stagionale meglio conosciuto nella storia
degli USA. Per dirla con le parole di Hill, senza falsa modestia “non
ho molto da dire sulla mia persona”. Rosemont critica particolarmente
(e giustamente) il ritratto diffamatoriio che Wallace Stegner fece di
Hill nel 1948 come di un criminale comune. Offre un breve biografia su
Hill presa dalla “manciata di fatti concreti, alcune notizie molto
probabili, e una valigia sporca di ipotesi colte e plausibili
supposizioni”.
Rosemont scrive” Per tutta la sua vita fu conosciuto soprattutto per le
sue poesie e le sue canzoni” e contribuì con molte sue canzoni
al Piccolo Libro di Canzoni Rosse dei Wobbli. Le pubblicazioni dell’IWW
erano piene di poesie scritte dai suoi membri ma i veri “poeti Wobbli”
sono stati quasi completamente ignorati come poeti. I Wobbli cantavano
durante i convegni e gli scioperi nelle loro sedi.
Come molti Wobbli, Hill si recò in Messico durante la
rivoluzione. Nel 1912, in Canada, partecipò allo sciopero del
fiume Fraser. Poi, nel gennaio 1914, di passaggio a Salt Lake City,
venne arrestato come sospetto assassino di un droghiere locale, venne
incastrato con delle prove e giustiziato nel novembre 1915 nonostante
una campagna internazionale a sua difesa. Al suo funerale a Chicago
parteciparono decine di migliaia di persone; fu il funerale più
grande che avesse avuto luogo da quello dei martiri di Haymarket nel
1887.
Hill era un artista: un poeta, un compositore, cantautore, pittore e
fumettista. Ancora una volta: è impossibile non tenere conto del
ruolo avuto dalla poesia e dalla canzone nella vita quotidiana e nelle
lotte del IWW, che anticipa alcune manifestazione di scioperanti come
il maggio francese nel ‘68 , e che è agli antipodi della cupa
atmosfera dei politicanti della maggior parte della sinistra
organizzata negli USA fin dalla Prima Guerra Mondiale.
Rosemont smonta anche i miti postumi , sia positivi che negativi, che
hanno adombrato la realtà storica. Hill non fu né un
militante sprezzante del pericolo, né un insignificante
criminale vagabondo. Rosemont sottolinea che una mistificazione del
ruolo di organizzatore avuto dal modesto Hill equivale ad alimentare un
culto alienato per i “capi” in una organizzazione che andava fiera di
uno slogan antidemagogico come “Siamo tutti dei capi!”
Rosemont rivela una sfumatura lodevole sul tema della razza,tema sul
quale l’IWW, andò radicalmente contro corrente rispetto alla
tendenza della dominante cultura reazionaria. “Anche Joe Hill”, egli
scrive “… fu ben lungi dalla perfezione a questo proposito”,, citando
la canzone di Hill “Le forbici di Bill” che attacca l’odio razzista
dell’operaio bianco e attribuisce a Scissor Bill(Bill la forbice) una
serie di brutti epiteti razzisti che in ogni modo “in un incontro misto
fra bianchi e neri…..avrebbero creato uguale imbarazzo tra chi cantava
e chi ascoltava.”.
Nei dieci anni preedenti la Prima Guerra Mondiale, quando Jim CrOw
stava arrivando alla massimo della sua influenza, quando il Presidente
“progressista” Woodrow Wilson era un imperturbabile sostenitore della
supremazia della razza bianca, il IWW si spinse più avanti
contro il problema della supremazia bianca, di quanto avesse mai fatto
qualsiasi precedente organizzazione proletaria. Alla riunione per la
sua fondazione prese la parola Lucy Parsons, la agitatrice dei neri e
degli indios messicani, in un’ epoca in cui la “divisione americana del
lavoro (la AF del L) sosteneva apertamente la legislazione contro gli
asiatici e in cui molte delle unioni affiliate avevano delle esplicite
clausole di appartenenza per “soli bianchi”, l’ IWW accoglieva tra le
sue file lavoratori salariati di ogni colore e nazionalità. Uno
di questi Wobbly fu Covington Hall, poeta, organizzatore e agitatore
che partecipò alle lotte dell’IWW nell’industria del rame in
Alabama, che organizzò bianchi e neri nel cuore del sud di Jim
Crow. l’ IWW era forte anche tra gli scaricatori portuali neri di
Filadelfia, Baltimora e altri luoghi.
Rosemont (che è anche autore del brillante pamphlet “Karl Marx e
gli Irochesi” disponibile on line) ci mostra come l’IWW, nei suoi
rapporti e nel suo atteggiamento verso gli indigeni americani fosse in
sintonia con i Quaderni di appunti etnologici di Marx (sconosciuto a
quel tempo e ancora oggi poco noto) più di quanto lo sia mai
stata qualsiasi corrente Socialdemocratica, stalinista, o trotskyista.
(Nulla, ammette, si sa su come la pensasse Joe Hill su queste
questioni.)
Nel periodo dell’isteria anti-asiatica, durante il cosiddetto “pericolo
giallo”, Hill divenne esperto a cucinare cibo cinese. Rosemont cita
testimoni diretti presi tra i partecipanti ai campi Wobbly degli
stagionali, altamente egualitari ed antirazzisti.”
Analogamente, i Wobbly erano molto avanti, per il loro tempo, sulla
questione femminile, annoverando molte donne alla testa delle loro
file, hanno però la tendenza a descrivere qualche volta le loro
“Ragazze Ribelli”come aventi il compito di tenere alto il morale dei
“Ragazzi Ribelli”. Parlarono apertamente della prostituzione come di un
prodotto diretto dell’immiserimento della classe proletaria.
Combatterono contro la religione della “speranza illusoria” facendo
propri elementi del millenarismo delle sette protestanti radicali di un
era precedente. Rosemont ha alcune intuizioni particolarmente acute sul
modo in cui l’uso capitalista di criminali e gangsters contro l’IWW
abbia facilitatato l’espandersi del gangsterismo negli USA: una volta
avuto il permesso da parte delle élites locali di scagliarsi in
preda a furore omicida contro gli organizzatori della classe
proletaria, i gangsters sapevano troppo per potersene liberare: presero
possesso su basi permanenti della loro parte del bottino.
Molto interessante il materiale che Rosemont ci fornisce sul rapporto
tra l’IWW e il Partito Comunista Americano (o partito“Comico” come lo
chiamarono i Wobbli). L’ IWW acclamò chiaramente la Rivoluzione
Russa ma, per il 1921, nutriva già dei sospetti sull’evidente
statalismo che stava crescendo in Russia. Vale la pena di citare per
intero l’esatta esposizione di Rosemont:
“Dal punto di vista dell’ IWW il PC risultò essere la cosa
peggiore mai accaduta al movimento dei lavoratori degli USA……inoltre,
gli Wob conoscevano la differenza tra la ristretta elite del partito e
la vasta base…..Fu attraverso la loro amara esperienza con la
leadership comunista – che si era autodefinita ‘avanguardia’—che i
Wobbli giunsero alla conclusione che il Partito Comunista non era
affatto una organizzazione di operai bensì un partito della
classe media, disperatamente autoritarista, neobizantino quanto a
struttura gerarchica e burocratica, interamente dominato da una
élite intellettuale parassitaria e borghese…”
Rosemont fornisce anche materiale sui Wobbli che furono anche membri
della Federazione Americana dei Lavoratori e più tardi del CIO
spingendo verso un’ unionismo rivoluzionario dei lavoratori
dell’industria. Ancora più interessante è il suo
resoconto degli “innumerevoli atti di violenza perpetrati dagli
stalinisti contro elementi più radicali del movimento operaio
qui negli USA.”e che, some sottolinea Rosemont, “non vengono quasi mai
menzionati nei libri sul comunismo negli USA”.
Dopo l’apice dell’ influenza dell’IWW sulla classe operaia, Rosemont ci
mostra che i Wobbli ebbero una coscienza molto avanzata di ciò
che oggi chiameremmo ecologia e che rieccheggia nelle lettere di Hill.
Egli scorge l’influenza che l’IWW ebbe successivamente dalla Beat
Generation (soprattutto attraverso Gary Snyder) alla letteratura
popolare. E, ancora una volta, la poesia:
“Per me, veramente, e per molti miei amici…la poesia ebbe un’importanza
vitale per la nostra entrata nell’IWW. L’enfasi storica e crescente che
l’unione metteva sulla poesia e sulla canzone ci diede immediatamente
l’impressione di una delle qualità decisive che la rendevano
unica tra le organizzazione proletarie e di sinistra. E avevamo
ragione: L’avere prodotto e ispirato più poesia e una poesia
migliore di tutte le altre associazioni messe insieme, non solo
distingue l’IWW da tutte le altre unioni, ma la dice anche lunga su che
tipo di mondo stesse cercando di costruire.”
Questa dimensione poetica ha fatto da carburante all’influenza
esercitata dall’IWW sulle avanguardie moderniste, come nei legami di
Big Bill Haywood con Greenwich Village, o i cosiddetti “ Village
artists” che lavorarono allo spettacolo all’aperto di Paterson nel 1913
durante il famoso sciopero del New Jersey. Rosemont coglie anche
un’altra dimensione del periodo di massima fioritura dell’IWW con un
capitolo sull’arte perduta di improvvisarsi oratori che fu centrale in
molte delle loro campagne e venne chiamata da Vachel Lindsay “il
miglior spettacolo di varietà”
Allora, quali sono le mie critiche, che non inficiano certo il valore
del libro di Rosemont? La principale è quella di un ricorso
irritante ad una specie di “speciale perorazione” che collega Joe Hill
a temi più ampi di cui Rosemont ( a ragione) vuole parlare. Joe
Hill, ad esempio, fu in Messico per un certo periodo di tempo durante
la rivoluzione messicana e Rosemont ne approfitta per chiedersi, nel
mezzo di undici (molto interessanti) pagine sull’IWW e la Rivoluzione
Messicana, che ruolo possa aver avuto Joe Hill in questo evento. Qui,
come quasi in altri punti della biografia, la mancanza di dettagli
precisi è evidente e frustrante.
Nel 1911 Hill andò alle Hawaii. Rosemont scrive, di nuovo
durante una trattazione molto interessante sulle attività
dell’IWW in quei posti.
”Sebbene non sia venuto alla luce documento alcuno su ciò che
Hill fece alle Hawaii, si ha la certezza virtuale che durante la sua
permanenza abbia visitato altre rappresentanze dell’IWW. Alla luce di
quanto sappiamo sulla sua attività in altri luoghi, non sembra
improbabile che egli abbia dato una mano all’agitazione dell’unione
alle Hawaii. E non è impossibile che egli vi abbia avuto un
impatto assai maggiore di quanto si possa immaginare. Dopo il 1911, in
ogni caso, le Hawaii divennero una zona calda dei Wobbli”
In un altro punto, Rosemont scrive nove pagine illuminanti sull’IWWs e
gli indigeni americani e ancora una volta si chiede:
“E Joe Hill? Qui siamo completamente al buio. Sul punto di vista di
Hill sulla “questione indiana” ne sappiamo tanto quanto sulla sua
opinione sulla Quinta di Beethoven, o sul Don Chisciotte, o la poesia
di Li Po: che è come dire assolutamente niente”.
Sull’abilità di Hill nella cucina cinese:
“In un clima così carico d’odio, proclamare la propria passione
per la cucina cinese e pavoneggiarsi per la propria abilità a
mangiare con le bacchette equivalevano ad atti di dissidenza e sfida.
Non sto cercando di ingigantire il piccolo; mi rendo conto che i
semplici gesti di Hill non possono essere considerati atti di grande
coraggio o di valenza rivoluzionaria, ma ci dicono molto sul suo
pensiero. Non di meno, anche dei segni di non conformismo così
piccoli, personali e non politici, non devono venire del tutto
accantonati; sicuramente hanno qualche siognificato nel più
ampio schema delle cose.”
E potrei continuare. Un mio amico magnanimo ha suggerito che, data
l’esiguità dei fatti noti della vita di Joe Hill, Rosemont
lavori come un archeologo che riscostruisce un’intera era da alcune
schegge di vasellame. E in molte parti del libro il sistema funziona.
Il problema è che Rosemont non pone mai la domanda fondamentale
sull’IWW: COSA NON HA FUNZIONATO? E, a differenza di altri autori che
egli cita che hanno scritto brillantemente di episodi radicali poco
noti e dimenticati, come CLR James (in Note sulla Dialettica, o in Per
affrontare la Realtà) o Peter Linebaugh e Marcus Rediker (nella
loro opera a quattro mani L’Idra dalle molte Teste), Rosemont non
dà alcuna spiegazione della sconfitta. In questi tempi desolati
non è necessario indugiare sulla sconfitta. Soprattutto dopo il
crollo del cosiddetto “blocco sovietico (i veri sovietici erano estinti
dopo il 1921) quando ridivennero chiare tutte le alternative sconfitte
all’inizio del Novecento da un socialismo statalista e burocratico: si
pensi al pensiero anarchico, al sindalismo, a figure come Rosa
Luxemburg o Amadeo Bordiga, ma soprattutto così nettamente
all’esperienza degli IWW (e non solo negli USA.). Ma se volessimo
ridiscutere l’IWW degli anni tra il 1905 e il 1924 e riproporlo oggi
-progetto che io, come Rosemont, trovo necessario(e urgente)—dovremo
capire meglio perché venne sconfitto.Cosa è successo di
quel meraviglioso gruppo di persone 90-100 anni fa? Il libro di
Rosemont è come una brillante meteora che cada su un asteroide
dimenticato in un paesaggio deprimente e noioso. Ma, se crediamo nei
processi storici, siamo costretti ad ammettere che, in modo curioso,
non c’è molta analisi storica in un libro di 640 pagine pieno
zeppo di fatti ed affettuose ricostruzioni sulla vita di Joe Hill e
l’IWW e molto ancora. Se, ad esempio, i trotskysti sbagliano a dire (
come fanno) che l’IWW venne sconfitto dal Partito Comunista
perché i Wobbli mancavano di quella prospettiva politica
coerente che il primo PC aveva ereditato da Lenin e Trotsky,
perché ciò è successo? Perché il movimento
di massa degli anni ’30 fu il PC e non l’IWW? Rosemont è pieno
di argomenti che possono tenere fede al sottotitolo del libro che suona
“la formazione della controcultura di una classe lavoratrice
rivoluzionaria” e in linea di massima ci riesce molto bene. Sembra
eccessivo, invece, pretendere che un tale lavoro dica anche qualcosa
sull’economia, i cambiamenti tecnologici, il grande mutamento dello
stato capitalista dal 1890 al 1945, o sul trionfo tra grandi
capitalisti, che iniziò nei primi anni ‘30, dell’atteggiamento
di Mark Hanna-Owen Young-Gerard Swope verso i sindicati o, per
concludere, sull’impatto che la cultura di massa (radio, cinema e
più tardi la televisione) e l’educazione di massa ebbero sulla
canzone e la poesia popolare,influenzado la fine dell’IWW. Della
maggior parte di queste cose non si parla affatto. Rosemont attacca
Dubofsky e altri accademici che hanno visto l’IWW in declino nel 1919 e
posticipa la crisi al 1924, ma non dedica nemmeno una riga a difendere
la sua tesi. La depressione del 1920 (in coppia con il Terrore Rosso)
hanno fatto piazza pulita delle unioni in tutto il territorio degli
USA. Che impatto ebbe un tale fatto sugli Wobbli? Rosemont non ne fa
parola.
Sottolinea, poi, in modo brillante l’importanza della canzone e della
poesia nel movimento. E’ assolutamente vero e lo sottoscrivo. Ma quale
corpus comune di poesia e canzoni potrebbe oggigiorno avere quel ruolo
di punto di partenza? La maggior parte delle persone di sinistra che
conosco non sanno nemmeno un verso dell’ “Internationale”.
Rosemont ci dice che Joe Hill vive ancora nel ricordo della classe
lavoratrice, e io penso ai lavoratori studenti che ho incontro, ai
corsi per lavoratori e adulti a New York City: nessuno di loro aveva
mai sentito nominare l’IWW, per non parlare di Joe Hill. Rosemont
scrive dall’interno di ciò che oggi è una subcultura e la
traveste da cultura di classe.
Di certo, Rosemont, data la portata di ciò che riesce a fare,
non è tenuto a rispondere a molte domande circa “cosa accadde”
dopo la fine dell’IWW. Teniamo conto che Egli non scrive per studiosi
di cose antiche, ma presumibilmente per proporre letture del passato
tese ad ispirare il presente e il futuro. Quando chiudo il libro, con
tutto l’entusiasmo che mi sollecita, voglio, ancora una volta, correre
fuori dalla porta e trovarvi la folla che lavora per riconoscervi
un’immagine viva e attuale dei nostri tempi. Invece mi scontro con un
muro, un vuoto che solleva in me quelle domande che vi ho espresso ed
è questo, trovo, il limite del magnifico magico viaggio di
Rosemont. Davvero dobbiamo supporre che decine di migliaia di persone
splendide si siano unite tra il 1905 e il 1924 e siano quindi
misteriosamente sparite nel nulla? Sono molti di più i
lavoratori che non si unirono all’IWW di quelli che lo fecero: chi
furono, e perché non vi si unirono? Fornire degli agganci
storici alla “specificità” dell’IWW, sui suoi punti di forzi e
di debolezza nei confronti delle forze che lo sconfissero è
l’unico modo di dare nuova forza alla sua poesia.
(traduzione di Olga Alfonsi)